martedì 28 marzo 2017

I Toltechi: sacrifici umani e cultura


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Le civiltà messicane sono sempre molto affascinanti, perché sembrano nascondere grandi segreti, non ancora svelati, nonostante il passare del tempo. Una di queste è quella dei Toltechi, che nell' VIII° secolo, sotto la guida di re Mixcóatl, conquistarono il Messico centrale. La capitale del potere tolteco si chiamava Tollán e la lingua che i cittadini parlavano era la stessa degli aztechi, la nahua.





La popolazione dei Toltec ad un certo punto della propria storia iniziò a praticare sacrifici umani. Il motivo è da ricercarsi in un periodo particolarmente difficile durante il quale, oltre alla minaccia derivante da altre tribù con sete di conquista, ad aggravare il tutto subentrarono calamità naturali.



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Offerta di sacrifici agli spiriti (antiche leggende)


Un giorno, un terremoto sorprese i contadini al ritorno dai campi, al quale fece seguito un incendio. Per placare la collera degli spiriti fu offerto un sacrificio, un  mortale, ma quando la terra non cessò di tremare, mettendo a rischio la vita della tribù, il capo tribù decise di donare il sangue di sua figlia, la principessa, al sacerdote, credendo che gli spiriti sarebbero stati sazi, salvando il popolo.


Su una montagna c'era una caverna, all'interno di essa fu eretto un altare per il sacrificio, una volta entrata, la principessa si inginocchiò per immolarsi come vittima sacrificale. Il sacerdote prese il suo pugnale di giada e le trafisse il cuore.


Dopo la morte della principessa, il suo corpo fu bruciato, ma gli dei non si placarono, al contrario, il sangue innocente versato ottenne il risultato inverso. La terra iniziò a tremare e il cielo liberò la sua ira con tuoni e fulmini, i Toltechi si rifugiarono nei campi. Lo spirito della povera principessa volò in cielo insieme alle altre anime dei morti per sacrifici orribili.


Quale fu il destino del re e del sacerdote?

Il sovrano tolteco morì schiacciato dal soffitto del suo palazzo, invece il monaco da una caduta di massi, a dimostrazione che il sangue innocente non aveva risparmiato, ma condannato la vita del popolo.

I territori abitati furono abbandonati dal popolo per la paura e le richezze vennero depredate da un'altra tribù.


La guida dei toltechi: Quetzalcóatl



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Molto tempo fa scese sulla terra una creatura mistica, un Quetzalcóatl (Quetzalcóatl, «serpente piumato», «gemello prezioso»  o «serpente divino» in lingua nahuatl è il nome azteco del dio serpente piumato dell'antica Mesoamerica, fra le divinità più importanti per molte civiltà messicane e centro-americane), che divenne una vera e propria guida per la popolazione tolteca, tanto che gli dei che lo avevano preceduto furono dimenticati. Il nome Quetzalcóatl-Tlahuizcalpantecutli significa “Stella che sorge di pomeriggio”, scelto dalla tribù per onorare colui che divenne il capo degli dei rimasti e al quale fu dedicato un imponente tempio nella capitale Tollan.


Xochiquetzal


Divinità venerate oltre il dio serprente, e considerate altrettanto fondamentali nella religione, erano Tláloc (il signore che viene dalla terra) e Xochiquetzal (fiore piumato), moglie di Tláloc. Xochiquetzal era la dea dell’amore e della felicità e donò ai Toltechi il pulque, una bevanda alcolica. Queste creature sovrannaturali furono importanti perché  trasmisero ai toltechi un bene preziosissimo, la conoscenza, che permise  alla civiltà di fiorire sia nel campo scientifico (studio delle stelle) che dell’agricoltura.


Un dolce regalo


Pianta del cacao


Se il nettare degli dei greci è l’ambrosia, capace di donare l’immortalità, le divinità latine si rilassano con una tazza di Ciobar xD. Scherzi a parte, la bevanda del cioccolato era una prerogativa degli esseri superiori,  per la civiltà messicana, ma il capo degli dei, il serpentone dal cuore d’oro, la donò ai toltechi. 


Quando Quetzalcóatl rubò la pianta dal regno degli dei, incaricò Tláloc di prendersene cura innaffiandola e alla moglie Xochiquetzal di renderla più bella con i colori purpurei, che poi diventano scuri. Così, grazie alla benevolenza della propria guida, i Toltechi, soprattutto regnanti e sacerdoti, poterono scoprire un nuovo piacere della vita, il cioccolato.



L’invidia e la fine di una civiltà  





La grandezza dell’impero tolteco grazie a Quetzalcóatl e il benessere di cui godeva, furono la causa dell’invidia che spinse gli altri dei a complottare contro il padre della civiltà tolteca, infatti, il dio del buio e della notte, Tezcatlipoca, travestito da mercante, convinse il serpente piumato a bere un liquore, affermando che fosse la bevanda della felicità. Sotto l’effetto dell’alcol, Quetzalcóatl, si comportò come un ubriacone, perdendo, così, il rispetto del suo popolo e delle altre divinità, cosa che lo portò a decidere di partire dalla terra per tornare in cielo, abbandonando il suo popolo, ormai condannato alla distruzione.



Curiosità sul destino dei toltechi


La civiltà tolteca come impero ebbe certamente una fine, ma, a differenza di altre “tribù”, i toltechi si disseminarono in tutto il Messico, creando nuovi gruppi etnici, questo vuol dire che non è mai davvero tramontata.



cr: legendsofamerica , storiesfromtheamericas

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