lunedì 28 luglio 2014

La storia dell'abito cinese *__*





Eccomi qui  a volare in un altro cielo, un viaggio che non è troppo lontano dal cuore della Corea. Il dragone coreano lascia il posto, per una sera, al fratello dell'antica Cina ...







L’antico abito cinese era differente a seconda del genere maschile o femminile. Le donne indossavano lunghe casacche che raggiungevano il suolo, che nell’abito maschile, invece, arrivavano alle ginocchia, Le maniche dei vestiti, generalmente, erano ampie, e delle fasce decorate le ornavano. L’abito cinese più ricordato appartiene alla dinastia Han, infatti prende il nome di hanfu, ha subito diversi cambiamenti nel corso dei secoli.




Principali abiti cinesi


Pien fu: abito cerimoniale diviso in due parti. Era costituito da una casacca che arrivava alle ginocchia,indossata dalle donne con gonne che arrivavano alle caviglie, per l’uomo con i pantaloni.

Ch’ang  P’ao: vestito composto da un pezzo unico, una casacca che arrivava alle caviglie,

Shenyi:  Una combinazione dei due elementi precedenti, un abito diviso in due parti, che in realtà erano una sola. La parte superiore, infatti, era cucita alla gonna o ai pantaloni, costituendo un unico indumento.


Le prime testimonianze scritte della dinastia Shang (1600-1000 a.C), descrivono l’hanfu, costituito da una casacca, chiamata yi, che arrivava alle ginocchia, legata da una fascia, ed una lunga gonna, che raggiungeva le caviglie, chiamata shang. L’abito era completato dal bixi, una parte di tessuto che raggiungeva le ginocchia. Questa parte di stoffa nacque nei tempi in cui il popolo indossava le pelli degli animali per coprire l’addome e i genitali. Entrò nella tradizione fino a diventare un elemento importante dell’abito cerimoniale, protettore della dignità reale, quello dell’imperatore era rosso. Altre fonti  indicano l'hanfu come costituito da vari strati, la parte interna chiamata zhongyi (中衣), la veste esterna ed un soprabito aperto.


Il nome dell’hanfu conosciuto anche come huafu, proviene dal libro Han (cronache della dinastia Han), che riporta,: “molti vengono a corte per portare omaggio, felici di vestire nello stile Han”.  La storia di questo abito tradizionale cinese ha più di 3000 anni, si tramanda che derivi dal leggendario imperatore giallo, Huanodi (2698-2598 a.C), uno dei sovrani-eroi cinesi finiti nella leggenda. L’hanfu oggi è indossato in occasione di festival e riti cerimoniali, come il passaggio dei ragazzi alla maggiore età. Nell’ambito religioso lo indossano i rappresentanti del Taoismo, Confucianesimo e Buddhismo.


Poiché il progresso tecnologico era fortemente limitato, almeno nell’antichità, erano permessi solo i colori primari: rosso, blu, giallo e verde. L’abito doveva essere un indumento unisex, adatto, quindi, sia all’uomo che alla donna. Le classi sociali più importanti avevano ricami elaborati che rendevano gli abiti splendidi, nonostante la limitazione dei colori.



Abito cinese e differenze di classe


La dinastia Zhou riuscì ad evidenziare, attraverso gli abiti , le differenze delle classi sociali, quelle più ricche avevano vestiti più vistosi ed elaborati. La differenza tra ranghi era sottolineata da più aspetti dell’abito:


  • La lunghezza della gonna,
  • La larghezza delle maniche,
  • La complessità degli ornamenti,






In questo periodo, l’hanfu, divenne più ampio, le maniche larghe e l’yi fu legato con una fascia adornata da pietre di giada. Un problema, apparentemente strano per noi occidentali, è la polemica sulla chiusura dell'abito, nella cultura orientale esiste una ostilità nei confronti del mancinismo perché considerato strano, si pose il dilemma di come dovesse essere indossato l'hanfu, dopo una diatriba avuta con coloro che preferivano il lato sinistro, fu scelto di avvolgere l'hanfu privilegiando il lato destro. La "chiusura" più presente nella raffigurazioni è lembo sinistro su lato destro.L'hanfu non è mai sparito davvero dalla cultura cinese, nonostante molti puntino il dito contro l'oppressione dell popolo della Manciuria, in realtà si è evoluto e adattato ai tempi, mescolandosi con stili nuovi. Lo stile shenyi tornò alla ribalta sotto questa dinastia, costituito da casacca e gonna, dove le parti superiore e inferiore erano staccate, ma cucite in un unico pezzo. L’estremità del lato sinistro era legata sulla parte frontale del petto.


Proprio lo shenyi segna la nascita della differenza di genere nell’abito cinese, prima il taglio del vestito era unisex, ma con questo stile l’uomo aveva i suoi pantaloni e la donna la gonna.







Nella storia della magnifica Cina si sono succedute varie dinastie, che hanno lasciato ciascuna  la propria impronta modificando l’abito tradizionale, in base alla cultura dominante nel dato momento storico. Le dinastie dallo stile severo e classico furono  la Qin e la Han, mentre il lusso è il fascino furono una prerogativa del periodo Tang, stile che divenne delicato e leggiadro nella dinastia Song, eleganza e grazia furono propri della dinastia Ming, mentre la complessa ricerca stilistica appartiene al periodo Qing.



Le dinastie Han e Quin


Durante le dinastie Han e Quin, i cambiamenti nell’abbigliamento cinese tradizionale furono drastici. L’imperatore era fortemente  influenzato dai principi  Yin e Yang, così come dalla teoria dei 5 elementi. Il potere Quin si proponeva come opposto, e voleva essere, l’opposto della dinastia Zhou, l’acqua contro il fuoco, così come i colori dominanti:


Il rosso del fuoco per la dinastia Zhou,
Il nero che spegne il fuoco, associato all’acqua, per la dinastia Quin,

Per questo motivo, vestiti ed ornamenti della dinastia Quin erano di colore nero.



La dinastia Tang


La dinastia Tang ha segnato un periodo florido e prosperoso per l’arte cinese, un una vera e propria età dell’oro. Gli abiti delle donne cinesi della dinastia Tang erano straordinariamente belli. Bellezza dovuta alla continua evoluzione dello stile Tang, senza rinunciare all’eleganza e all’alta qualità delle stoffe  impiegate, nonché delle decorazioni.



La dinastia Song


Gli abiti della dinastia Song sono divisi in tre categorie di stili. Una destinata all’imperatrice, il secondo per le concubine e le donne di corte, e il terzo stile per le donne del popolo, diviso in abito per le occasioni formali, o per la vita quotidiana. 



La dinastia Yuan


Durante la dinastia Yuan, era diffuso un tipo di vestito tradizionale chiamato “Zhi Sun”. Questo modello era indossato dagli ufficiali durante le feste a corte, insieme ai musicisti e le guardie del corpo. Questa tipologia di abito era indicata per tutte le classi sociali, e costituita da diversi materiali per qualità.



La dinastia Ming


Gli abiti femminili della dinastia Ming erano costituiti da una parte superiore composta da tre “giacchini”  dalle maniche strette. La parte superiore dell’abito era molto lunga e faceva intravedere solo una porzione minima della gonna, ma esistevano vari modelli; un esempio è il modello detto “cappello del fiore”, costituito da una “Giacca” con grandi  maniche, un collare tondeggiante ed una gonna lunga. La gonna aveva il colore del tessuto chiaro, soprattutto nei primi anni della dinastia, ed era molto apprezzato il modello con le pieghe. Tipico della dinastia Ming era uno speciale tipo di mantello da una forma incantevole,  chiamato “nuvola rosa”.



La dinastia Qing



Lo stile che si affermò durante la dinastia Qing era quello della Manciuria, che prevedeva un abito dalle maniche corte e strette, con un ampio collo avente la funzione di proteggere le guance. L’intero capo, che non era foderato,costituiva un unico “pezzo”, dalla testa ai piedi,ciò implicava la mancanza di un girovita.




Nella storia cinese l’abito aveva un grande significato simbolico, la parte superiore ed inferiore rappresentavano una sorta di cielo e terra. Aspetto sottolineato soprattutto durante i cerimoniali. L’abito dei tempi dell’antica guerra fu lo shenyi, evolutosi durante la dinastia Han. Particolari furono le maniche changsan dei periodi Jin e Wei, indossate sotto al qi pao dell’epoca.



Shenyi






Shenyi significa letteralmente “avvolgere il corpo” in maniera accurata, attraverso gli abiti. Questo stile rappresenta l’etica cinese, che proibiva la vicinanza tra uomo e donna. Un esempio di questa eccessiva austerità era il divieto per moglie e marito di condividere lo stesso “bagno” e vestire in maniera simile. Una donna sposata che tornava alla casa materna non poteva mangiare a tavola con i suoi fratelli e, quando usciva, doveva coprirsi. Regole scritte nei testi confuciani sui riti.


Lo shenyi era costituito da una parte superiore ed inferiore, cucite in un unico indumento. Nel libro dei riti di Confucio esiste una descrizione dettagliata dello shenyi, è riportato che i periodo di guerra lo stile dell’abito deve essere adatto ai rituali. Era necessario che fosse lungo abbastanza da non esporre la pelle, ma sufficientemente corto per non trascinare l’abito sul pavimento. Sulla parte frontale si estendeva un lungo triangolo, dove superiormente il taglio dell’abito era diritto, inferiormente di sbieco (pezzo di stoffa tagliato non in forma retta), per facilitare i movimenti.  La sezione delle ascelle era strutturata in modo tale da facilitare il movimento del gomito, infatti la generosa lunghezza delle maniche raggiungeva il gomito quando venivano piegate dal movimento delle braccia.


Lo shenyi era un indumento adatto sia al letterato che al guerriero, lo stile si diversificava in base alla complessità delle decorazioni o della qualità della stoffa, per rango e occasione. I racami sugli abiti antichi raffiguravano animali mitologici come il dragone, la fenice e la tigre. Il materiale utilizzato per realizzare questo capo era il lino, eccetto la seta nera impiegata per i rituali.. Gli orli dell’abito erano imbelliti da bande decorata con ricami.  Quando lo shenyi veniva indossato, il lato sinistro era sovrapposto a quello destro e legato alla vita con una fascia di tessuto, che era chiamata dadai o shendai. Sulla quale poteva essere applicata una decorazione. Più tardi venne preferita, in seguito all’influenza delle tribù nomadi, una cintura di cuoio, alla quale venne applicata una fibbia lavorata artigianalmente., costituita da vari materiali: pietra, legno, giada e altri.


Durante la dinastia han lo shenyi si modificò in quella versione conosciuta come qjupao o veste curvata, un lungo abito con la parte frontale rettangolare tondeggiante ai bordi. Sempre durante questo periodo divenne popolare anche un altro modello dal taglio dritto, chiamato Zhijupao, che venne denominato anche chan e yu. La prima apparizione della veste “dritta” non raccolse consensi durante i cerimoniali di corte, il suo utilizzo fu vietato durante le uscite fuori casa e  quando si ricevevano degli ospiti. Le testimonianze storiche riportano che era considerato irrispettoso indossare il chan e yu a corte.


Questo taboo, discende dal fatto che, prima della dinastia Han, il popolo della pianura centrale indossava pantaloni senza cavallo, le gambe erano collegate direttamente alla vita come nell’abito dei neonati. La popolazione della pianura centrale doveva sedersi in ginocchio, era proibita la postura con le gambe distese, ecco la ragione dell’abito senza cavallo. Era un abito sgraziato e non copriva adeguatamente il corpo. Il Confucianesimo, inoltre, prevedeva una etichetta anche per il modo di vestire, l’abito non doveva essere sollevato neanche nei giorni caldi,ciò era permesso solo quando si doveva attraversare un fiume.


Le raffigurazioni presenti nelle tombe risalenti alla dinastia Han, comprese delle piccole statuette in legno, mostrano soggetti che indossano delle vesti lunghe, più uomini che donne. La veste lunga era chiamata pao fu, e possedeva queste particolarità:



  • Era foderata,
  • A seconda della presenza o meno dell’imbottitura si chiamava jiapao o mianpao,
  • Aveva maniche larghe e girovita stretto,
  • La fascia del collo era ricamata, così come i polsini e l’orlo. L’animale rappresentato nei ricami spesso era un Kui (animale mitologico cinese),


Il pao fu aveva diverse lunghezze, alcuni abiti arrivavano fino alla caviglia, spesso indossati da letterati o anziani; altri arrivavano alle ginocchia ed erano perfetti per guerrieri e lavoratori. Nonostante il successo del pao fu, lo shenyi non scomparve, restò l’abito più adatto per le donne. Il risvolto frontale era molto lungo. Dalle dinastie Wei e Jin in poi, lo stile del pao fu si evolve in quello comodo dalle maniche aperte (diversamente dalle maniche strette delle altre dinastie). L’abito maschile divenne casual e semplice, quello femminile lungo ed elaborato. Gli esempi più importanti degli antichi abiti cinesi sono rinvenibili nei dipinti del pittore Gu Kaizhi (345-409), dai quali si nota che gli abiti femminili erano decorati nei bordi inferiori. Delle parti di stoffa dalla forma triangolare cadevano come un drappo, con il bordo arricciato.  


Ci sono somiglianze e differenze tra shenyi e pao fu, entrambi costituiti da una lunga veste, ma mentre lo shenyi non si usa più il pao fu è sopravvissuto fino all’epoca moderna.






Gli abiti imperiali






Il mianfu e l’abito del dragone sono i tipici indumenti degli imperatori cinesi, rappresentanti una specie di microcosmo che rispecchiava l’ordine dell’universo. Un’antica leggenda cinese narra di un abito giallo che risale al 959 d.C:


“ Un anno dopo che il giovane imperatore salì al trono, alla morte del vecchio sovrano, un generale fu vestito con un abito regale giallo dai suoi sostenitori e fatto imperatore. Questo fu l’inizio della dinastia Song”.



Ma perché un abito giallo rappresenta l’impero? Tutto ha origine nella filosofia cinese dello yin e yang e dei 5 elementi, che spiega l’interdipendenza e la mutua opposizione di oro, legno, acqua, fuoco e terra:



  • Il bianco rappresenta l’oro,
  • il verde rappresenta il legno,
  • il nero rappresenta l’acqua,
  • il giallo rappresenta la terra,



Per la dinastia Zhou, il rosso rappresentava il potere imperiale, nella dinastia Qin si affermò il nero, indossato dalle alte cariche, con la dinastia Han fu scelto il giallo come simbolo del potere. Durante la dinastia Tang si abbandonò l’uso del colore specifico per la corte, solo il sovrano vestiva di giallo. Ricollegata al colore giallo esiste una leggenda più recente:



“Durante la dinastia Qing, l’undicenne Pu yi ( 1906-1967 ), l’ultimo imperatore,vide suo cugino, più vecciho di 8 anni, indossare un abito di seta gialla. Arrabbiato lo afferrò per le maniche e gridò: “Come ti permetti?” Proprio perché il colore giallo era solo per l’imperatore”. 


Le scarpe abbinate al mianfu erano fatte di seta, con una suola a doppio strato di legno, che poteva essere anche di lino o di pelle di animale, a seconda della stagione. Le scarpe potevano essere nere o rosse.


L’abito indossato dall’imperatore per le occasioni speciali si chiamava mianfu, costituito da varie parti, inclusa la mianguan, una corona dal bordo alto. Collane di perle pendevano frontalmente e posteriormente all’abito, 12 per parte, ma il numero variava in modelli indossati da alti gradi della scala sociale. Delle forcine tenevano stretta la corona ai capelli. La parte superiore dell’abito imperiale era nera, mentre quella inferiore color cremisi, queste due parti rappresentavano l’ordine del mondo.



Il ricamo maggiormente presente sui vestiti dell’imperatore era il dragone, insieme ad altri 12 simboli mitologici e scene della natura. Nelle dinastie Ming e Qing gli abiti dell’imperatore dovevano avere 9 dragoni ricamati.





Dinastia Tang ( 618-907 )






Alta società

Le donne dell’alta società indossavano un vestito a vita alta senza cinghie, sotto una lunga veste trasparente, legata alla vita da una fascia.  L’acconciatura era chiamata “centinaia di fiori”, erano usate forcine e fermagli per fissarla. Le scarpe avevano la punta arricciata secondo l’influenza persiana.


Donne di corte

Indossavano un modello popolare durante la dinastia Tang, un abito a vita alta costituito da una gonna legata al seno. Particolari le lunghe “sciarpe” che coprono le spalle. L’acconciatura era costituita da uno chignon singolo o doppio. Le donne del popolo portavano i capelli divisi in due sezioni, attorcigliati e legati da mollette.



Dinastia Song ( 960-1297 )





Alta società


Le donne aristocratiche indossavano un completo costituito da una specie di vestaglia, gonna, sciarpa lunga, che avvolgeva il corpo elegantemente, e scarpe di seta ricamate. I capelli erano raccolti in un’acconciatura complicata con chignon abbelliti da ornamenti di oro e giada. Le donne dell’alta società portavano maniche lunghissime, perché non avevano la necessità di svolgere lavori pesanti.



Le donne del popolo

Le donne del popolo indossavano un abito semplice, costituito da una veste avvolta con il lato sinistro su quello destro, una gonna a vita alta legata alla vita da una cintura di stoffa, che arrivava fino alle caviglie.





Dinastia Yuan ( 1279 – 1368 )


 

La gonna era un po’ più comoda, un bolerino, tagliato sui gomiti, era indossato su diuna blusa a maniche lunghe. Il nastro che legava la gonna alla vita era abbellito da pietre preziose. Invece del “bolerino”, l’abito poteva essere costituito da una semplice casacca che copriva la gonna fino alle ginocchia, legata alla vita da una fascia di tessuto impreziosita da pietre.





La dinastia Ming ( 1368 – 1644 )





Donna aristocratica

L’abito femminile poteva essere coperto da una mantellina corta che copriva le spalle, abbellito da code di coniglio e ricami preziosi, Il collo alto aveva una chiusura particolare.
Altri modelli:


  1. Una veste lunga decorata su collo e maniche,
  2. Una scollatura a triangolo chiusa da una spilla,
  3. Una lunga gonna abbellita da un pannello frontale ricamato,



Dinastia Qing ( 1644-1911 )





Donne del popolo


Le donne del popolo indossavano un’acconciatura che lasciava pendere i capelli lunghi. Una specie di gonna tagliata su un lato copriva un sottogonna vero e proprio legato alla vita da una fascia. Le maniche erano quasi sempre rimboccate. I loro abiti erano di cotone  e la parte superiore poteva consistere anche in una blusa corta legata al centro.



Donne aristocratiche:



La parte superiore dell’abito era una lunga blusa di seta, finemente decorata ed indossata come soprabito, soprattutto le maniche erano particolarmente decorate. Il collo dell’abito sotto la veste, aveva una “chiusura” che rispecchiava lo stile della Manciuria.

Gli abiti delle musiciste erano particolari per vari aspetti:

  • Una blusa con l’apertura a sinistra, smanicata era decorata con pellicciotti sull’attaccatura con la manica,
  • La veste sotto la blusa aveva le maniche strette,
  • La donna indossava pantaloni lunghi decorati,
  • I capelli erano ornati da fiori,


Le vesti delle ragazze, sempre aperte sulla sinistra, avevano maniche larghe finemente decorate. La gonna terminava sulla caviglia e possedeva un pannello centrale ricamato e bande doppie sull’orlo. L’acconciatura era detta a frangia libera perché la ragazza portava la frangetta sulla fronte.


La moglie dell’ufficiale indossava una blusa smanicata, sopra un’altra dalle maniche larghe, un capello particolare era la caratteristica più eccentrica.





Periodo repubblicano ( 1911 – 1949 )









Gli stili del periodo repubblicano sono stati diversi, tutti convogliati nel “moderno – tradizionale” abito cinese, che beffandosi di Confucio evidenzia le forme femminili. Abito lungo fino alle ginocchia con la chiusura che ricorda la sovrapposizione del lato sinistro sul destro,questo vestito è conosciuto come cheong sam ( chon sam ) o qui pao (chee pow), abbottonato su collo e fianchi, con fasce sugli orli delle maniche decorate. 




CATEGORIA : Cultura in Pillole



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