sabato 10 agosto 2013

The Korean Cinderella ...




Esiste una versione coreana della storia di Cenerentola scritta da Shirley Climo nel 1996, questo testo è piaciuto a molti non solo per le bellissime illustrazioni di Ruth Heller, ma perché risulta come una perfetta combinazione delle 3 versioni ufficiali della Cenerentola coreana. Ho avuto la fortuna di poterne leggere il sunto perché stavo cercando qualche informazione sulle favole popolari coreane, ecco spunta uno stralcio di quest’opera. Non è per la storia che sto scrivendo l’articolo, ma per le tante riflessioni che la favola di Cenerentola mi ha portato a fare. 





Tanto tempo fa in Corea, epoca Joseon, viveva una vecchia coppia che per tanti anni aveva tentato di avere un figlio, ma senza successo. Finalmente quel lieto giorno arrivò, l’anziana donna diede alla luce una bellissima figlia. Il vecchio padre, considerando l’evento una grazia divina, piantò, in onore della bimba, un albero di pero e chiamò la bambina stessa Fiore di pero. Sia l’albero che la piccola con il passare delle stagioni crescevano sani e belli, ma un brutto inverno la mamma di Fiore morì, lasciando lei e il padre da soli. L’anziano uomo cadde nella disperazione perché la sua preoccupazione più grande era il benessere della figlia, doveva assolutamente risposarsi, altrimenti chi avrebbe accudito il suo tesoro? Per trovare moglie andò al villaggio da un’organizzatrice di matrimoni, match maker, che gli consigliò di prendere in moglie una “brava” vedova che aveva una figlia di nome Peonia. In questo modo, disse la donna, assicurerai a Fiore di pero sia una madre che una sorella. 




Il vecchio gentiluomo e la vedova si sposarono, ma per Fiore di Pero non fu affatto una fortuna. La ragazza chiamava la matrigna Omoni, cioè madre, ma la donna non era per nulla materna, lei e Peonia costringevano Fiore a fare i lavori più pesanti perché invidiose della sua grazia e della sua bellezza. Già dai primi giorni di convivenza in famiglia i dispetti non mancarono: “fa freddo, prepara il fuoco”, “stai attenta ai noodles”. Oltre a ciò, Peonia diede a Fiore di Pero un nomignolo crudele, che contrastava con la realtà, dato il suo splendore: “Maialino”. Pur di metterla in secondo piano e cercare di renderla meno bella, Fiore veniva vestita di stracci dalla matrigna, il padre, ormai malato, non aveva la lucidità per capire cosa stava accadendo alla figlia. In particolare, tre furono le fatiche più dure che la dolce fanciulla dovette affrontare: riempire una giara bucata, sgranare (pulire) il riso sparso per tutto il giardino dalla matrigna, estirpare le erbacce dalla risaia. Questi compiti furono affidati da Omoni a Peonia per pura cattiveria, ma Fiore se la cavò in tutti e tre i casi. Nel primo caso fu aiutata da un demonietto rana, un tokgabi, che si appostò nel foro e disse a Fiore “Versa! Versa!”, la giara si riempì senza problemi. Omoni, quando tornò da Fiore, accorgendosi delle giara colma, sapendo già da prima che non sarebbe stato possibile riempirla perché bucata, disse alla figlia Peonia di sbirciarci dentro, la giara si rovesciò bagnandola completamente, la sorellastra diede  la colpa a Fiore. Omoni giurò vendetta. La seconda volta Omoni prese un sacco di riso e lo sparse sul terreno ordinando a Fiore di pero di pulirlo tutto, la ragazza era disperata e chiese aiuto, dall’albero di Pero uscì uno stormo di passeri che pulirono uno ad uno i chicchi di riso, separando il guscio dal chicco e accatastando tutto in un angolo. Omoni, non poteva crederci e, infuriata, mandò la figlia a controllare. I passeri beccarono Peonia duramente, chiamandola imbrogliona.. A Fiore furono tolti i viveri.


 

La terza fatica di Fiore fu quella decisiva, erano i giorni di preparazione della festa cittadina, Fiore confezionava i cestini per Omoni e Peonia, anche lei voleva andare alla festa. Per impedirglielo la matrigna le ordinò di strappare le erbacce dalle risaie, un altro compito impossibile. Fiore implorò nuovamente aiuto e, da un vortice che attraversò il campo, uscì un bue nero che mangiò, senza toccare il riso, tutte le erbacce, in più regalò a Fiore un cesto colmo di miele, frutta e caramelle, invece delle rape secche che ebbe da Omoni. La fanciulla, felice si recò alla festa, lungo il tragitto, a causa della strada piena di ciottoli, si ritrovò dei sassolini nei sandali. Si tolse un sandalo di paglia per far scivolare i sassolini, nel frattempo passava lì vicino una portantina con un nobile Magistrato trasportato da quattro servi, Fiore di pero si incantò a guardarlo, era bellissimo, corse a nascondersi dietro un salice, saltando perse il sandalo che finì in un fiumiciattolo. Quando sentì il giovane che gridava “Ferma!”, pensando l’avesse con lei fuggì via, ma non riuscì a non farsi vedere dal nobile che si innamorò di lei a prima vista. Il Magistrato disse ai suoi uomini di raccogliere il sandalo e portarlo al villaggio, voleva ritrovare quell’angelo. 



 



Al festival Fiore si divertiva moltissimo e aveva quasi finito tutto il cibo, Omoni e Peonia la incontrarono e le chiesero cosa ci facesse lì. Fiore disse che l’aveva aiutata un bue nero ad estirpare le erbacce, quello che stava mangiando, un’arancia, era stato un suo dono. Omoni, ridendo, affermò che i buoi sono marroni non neri e le diede della ladra. La scena fu interrotta da delle grida “Cerchiamo una ragazza con una scarpa!”, erano le guardie del magistrato. Peonia indicò la sorellastra, pensando che sarebbe stata arrestata, ma il nobile accorso subito sul posto disse: “Sono destinato ad essere suo marito perché questo fortunato sandalo mi ha portato da lei”. Omoni tuonò di prendere la figlia che, avendo due scarpe, portava doppia fortuna, ma il giovane la guardò come fosse pazza e disse a Fiore: “ Sarò già abbastanza fortunato se chi indossava questa scarpa accetterà di sposarmi”; Fiore di pero la indossò. La primavera seguente fu preparato il matrimonio e nella nuova casa della sposa si udiva “E-wha! E-wha!” che in lingua coreana significa Fiore di Pero. Vissero tutti coreani e contenti xD.


Un tesoro di demonio



Nella favola viene citato il Tokgabis, è una specie di spiritello che sceglie una persona da aiutare o da martirizzare. È molto presente nelle favole coreane antiche e molti credono sia lo spirito delle persone defunte, probabilmente sarà stato lo spirito della madre di fiore di Pero che voleva aiutare l’amata figliola.

La critica

Questo testo è stato apprezzato soprattutto dagli insegnanti, coreani e non. Rappresenta una perfetta esposizione delle antiche tradizioni coreane, che fanno percepire al lettore, bambino o adulto che sia, l’intensa differenza culturale tra la Cenerentola europea e quella coreana. Soprattutto l’uso costante di termini come Omoni  legati alla tradizione linguistica favorisce questa percezione.




Kongji e Patzzi (Kongjwi e Patjwi)




Una delle versioni genuine, tramandate oralmente, della favola della Cenerentola coreana è quella conosciuta come Kongji e Patzzi. L’inizio è sempre lo stesso:una vecchia coppia ha la benedizione di una figlia, che chiamano Kongji, la madre anziana muore e il vedovo si risposa con una perfida donna che ha una figlia di nome Patzzi.  Alla morte del padre iniziano i guai per Kongji, il comportamento della matrigna è simile a quello della storia precedente con piccole variazioni sui personaggi fantastici:


  • A chiudere il foro della giara in questa versione non è il ranocchio, ma una tartaruga,
  • Ad estirpare le erbacce della risaia non è un bue, ma una mucca.
 
Vi è la figura di una fata che veste Kongji a festa per il ballo del re, che cerca moglie. Kongji, arrivata al ballo, colpisce il sovrano che si innamora di lei a prima vista, ma la fanciulla viste Omoni e Patzzi fugge via dalla paura, correndo perde una scarpa. Il re la fa provare a tutte le donne del suo regno, questo aspetto è più simile alla favola occidentale, trovata finalmente Kongji la sposa. 



Finale macrabo




Il finale della favola è meno soft rispetto alla versione del libro. Omoni e Patzzi, invidiose di Kongji, l’annegano in un fiume, Patzzi si veste da Kongji e torna dal sovrano al posto della sorellastra. Come accade in Arang and The Magistrate, lo spirito di Kongji non trova pace e perseguita chiunque passi dal fiume. Solo un uomo riesce a parlare con la sfortunata fanciulla e va a riferirlo al sovrano, il re condanna a morte Patzzi e, dal suo cadavere, fa ricavare una salsa che invia alla suocera. La donna la mangia avidamente e, quando scopre che si trattava della figlia, cade in un sonno dal quale non si ridesterà mai più. Il re corre al fiume per ritrovare il cadavere della sua amata sposa, ma trova solo un fiore di loto d’oro, che, baciando si trasforma in Kongji tornata, così, in vita.




La sindrome di Cenerentola




È arrivato il momento di affrontare un argomento stuzzicante: la sindrome di Cenerentola. Quante volte hai sentito, anche solo nei film: “ ma quella ha il complesso di Cenerentola!”;  per criticare una determinata persona. Cos’è il cinderella complex, che prende il nome dalla favola di Cenerentola?


La versione più vecchia della definizione


Spulciando blog di psicologi ho notato che dai più la sindrome di Cenerentola viene identificata con l’atteggiamento di alcune donne, anche quelle più moderne, ad avere una dipendenza dalla figura del principe azzurro. Sono donne che vedono una realizzazione personale solo nel matrimonio con un uomo ricco che deve salvarle O_O. Uno specialista, ironicamente, fa l’esempio delle veline: “la ragazza che partecipa ai provini per fare la velina non vuole diventare una professionista, ma sposare un riccone, possibilmente calciatore." Non posso negare che mi sono fatta quattro risate leggendo queste affermazioni, logicamente credo che anche in questo caso ci siano delle eccezioni, spero …


La versione ottimista

In un forum di studenti di psicologia ho letto un’interpretazione della sindrome di Cenerella molto interessante e diversa rispetto alle altre. L’autrice dell’articolo era una dottoressa che sosteneva una sua teoria. Quando nella vita si subiscono dei gravi lutti, la persona cerca un riscatto continuo con le proprie forze, così Cenerentola perde il padre e la madre, ma non il sorriso e, nonostante le angherie della matrigna e delle sorellastre, affronta la vita e realizza i suoi obiettivi. La favola termina con un matrimonio, ma la scrittrice afferma che l’atteggiamento positivo di Cenerentola può essere diretto agli scopi più diversi, anche di lavoro. Diventa vera e propria sindrome quando un individuo, che ha subito nella vita gravi perdite, si dedica solo al lavoro trascurando il resto della vita per un senso di riscatto ed affermazione estremo.


Il complesso di cenerentola in Corea del sud





La vera vittima del complesso di Cenerentola in Corea del sud non è la donna, ma l’uomo. La colpa è dei drama, dice il Coreano medio, soprattutto di BOF. Nel drama  del 2009 un giovane riccone, interpretato da Lee Min Ho, si innamora di una povera, ma forzuta cozza. Dopo una prima colluttazione la riempie di attenzioni, ma medioman coreano vuole far capire alla sua lady che nella vita reale gli uomini non sono cloni di Minnuccio. Le rappresentanti del gentil sesso ad un sondaggio dell’epoca dissero di non credere alle favole, sese certamente, ma di amare il genere di drama stile BOF perché le faceva sognare, non pretendendo nulla di più … si capisce..sese Pinocchio style....


Cinderella's Sister




Il drama Cinderella sister è stato trasmesso dalla KBS2 nel 2010, sulle orme della storia di Cenerentola. Molti spettatori credevano, fuorviante fu la pubblicizzazione, di trovarsi davanti ad un capolavoro, un’opera di riscatto delle zitella fiera, in cui Cenerentola se ne stava all’angolo e vinceva la sorellastra.  Chiunque, leggendo il titolo, avrebbe immaginato Cenerella intenta a far pulire alla sorellastra la casa, che doveva diventare vittima protagonista O_O.  In effetti l’unnie  pulisce, ma per colpa di una madre che è più matrigna con lei che con Cenerella, almeno al’inizio della loro convivenza forzata. La cosa strana è che Cenerella, nella vicenda,  sta appiccicata a unnie, è  lei che la scaccia, ma più strambo ancora è il principe torsolo che si innamora di Unnie e non di Cenerella. Quest’ultima metterà i bastoni tra le ruote all’unnina, che  tra una sfiga e l’atra si affezionerà alla vongola, dicendo al principe di andare da lei, conoscendone i sentimenti. Per fortuna il principe e la sorellastra alla fine coronano il loro sogno d’amore, come nella fiaba O_o

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cr: Asian Art Museum koreatimes, maldamore


 



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